artista politico.
non mi interessa l’intrattenimento. cioè… non mi interessa creare intrattenimento. metto la mia opinione nelle storie che scrivo, ci metto la mia visione. o i miei dubbi. non è importante pensarla come me, è importante subire una provocazione. tant’è che a volte scrivo l’esatto opposto di ciò che penso, usando personaggi che hanno un pensiero opposto al mio, proprio per stimolare una reazione in chi magari ha un’idea simile alla mia. o per mettere in crisi chi la pensa diversamente… perché nessuno può sopportare l’esaltazione della propria idea. nell’esaltazione, qualsiasi idea diventa mostruosa. “consumers”, il primo fumetto che ho realizzato per heavy metal, esaltava il consumismo americano e l’economia occidentale in modo talmente convinto da far sembrare l’autore di quella storia, non ausonia, ma il responsabile marketing della nike. tant’è che i tipi di babel, ad atene, ripubblicarono “consumers” senza nemmeno chiedermi il permesso. sono tipi tosti. avevano capito che non potevo essere stato davvero sincero in quella storia. hanno pensato che fossi un new global… che non fossi interessato neanche ai soldi relativi allo sfruttamento della mia opera. (risate) anche naomi clain (autrice di “no logo”, n.d.r.), ha ospitato “consumers” per un po’ sul suo sito. l’arte è un’azione che deve provocare una reazione intellettuale molto forte. ci serve per crescere. per spostare di qualche metro le nostre convinzioni. le certezze. per farle vacillare. per metterle in dubbio o per consolidarle. quando da fruitore mi imbatto in qualcosa del genere… ne rimango folgorato. m’interessa l’uso della metafora, dei simboli… così l’autore mi fa credere di parlarmi di una cosa e invece mi sta parlando d’altro. e me ne parla in modo non-diretto per stimolarmi… per affascinarmi su un argomento che magari reputo di poco conto.
l’arte ha la possibilità di ingigantire le cose, di restituirle importanti. è una sorta di specchio deformante che restituisce un’immagine più prossima al reale, spogliandola dai luoghi comuni.
l’arte è la cosa più importante che esista… e non può essere consolatoria.
è importante anche il lavoro di un dentista.
certamente. ma io non baso la mia esistenza sull’avere i denti sani… ma sul cercare di capire l’esistenza stessa. e l’arte in questo mi è d’aiuto. più dell’odontoiatria. fino a qualche centinaio di anni fa, neanche esistevano i dentisti… e se avevi una carie erano guai. l’arte invece esiste da sempre. l’arte è una necessità umana che trascende il mal di denti. (risate)
se la spinta non è pubblicare, qual è allora?
la spinta sono io. in certe persone c’è l’impossibilità di vivere di un mondo già realizzato. già esistente. già fatto. o continuamente fatto dagli altri. io ho una visione. e quella visione mi spinge verso la realizzazione di qualcosa che non vedo intorno a me. cerco di creare un ’luogo’ che mi piacerebbe visitare. un pezzettino di mondo che mi piacerebbe esistesse.
pinocchio di collodi, in questo senso, era un luogo che esisteva già. ma per me era un luogo orribile. avevo voglia di cambiarlo, di smascherarlo. e anche di sputtanarlo, violentarlo, disprezzarlo. volevo distruggere quel luogo. in quanto luogo morale fatto di pericolosi ‘luoghi’ comuni. e credo di esserci riuscito.
dici anche che non ami molti autori di fumetti.
in verità non sono pochi quelli che amo. sono pochi rispetto a tutti quelli che lavorano in questo campo, ma non sono pochi. anzi, sono d’accordo con goffredo fofi quando dice che oggi in italia ci sono più personalità nel fumetto che in tutte le altre arti. com’è vero, però, che neanche nel cinema italiano ci sono tutti i fratelli vanzina che ci sono nel fumetto...
criticare i colleghi è una sorta di tabù.
è definirci colleghi che ci frega. io non sono il collega di nessuno. quando penso al lavoro degli altri fumettisti lo faccio da lettore, non da autore. non mi paragono a loro. non dico di essere più bravo, ma solo che certe cose mi fanno cagare. io non sono - e non mi sento - dentro questo ambiente, totalmente… sono uno che ogni tanto fa qualcosa, ma non mi sento propriamente un fumettista. sono assolutamente un borderline. sai, certe domande esistenziali, me le pongo ancora e non so dirti ancora chi sono. tantomeno - cosa - sono. mi definisco un artista, infatti, proprio perché è un termine generico che sottolinea la mia naturale propensione verso la creatività. e questa roba inspiegabile chiamata creatività mi spinge anche a fare fumetti, che sono in sé, un mezzo fantastico. punto.
se entri in un forum di fumetti trovi centinaia di lettori che stanno a criticare il lavoro dei fumettisti… e io? non sono un lettore anch’io? ma se dico che zograf, per me, è un autore di poco interesse, mi sbranano! (risate) non me lo posso permettere… è assurdo. ti giuro, è successo. ma è evidente che questo è un paese parrocchiale fatto d’ipocriti in doppio petto, schiacciati da idee corporative. in italia funziona così… i notai devono difendere i notai, i medici difendere i medici…. membri di categoria, anche certi fumettisti, che come dipendenti di oscure forze dell’ordine sanno solo identificarti e schedarti in triviali fedine del cazzo. abbiamo tutti opinioni diverse, non dobbiamo avere paura del confronto. vedi… è una noia, se strutturi il mondo così. lo ammazzi, il mondo. ne disintegri la complessità, neghi il fondamento della vita stessa. per quanto ne so, non esistono due orsi polari identici. e allora com’è che basta rispettare l’articolo ventuno della costituzione per essere considerati degli eretici/boriosi/arroganti presuntuosi? solo perché dichiaro la mia diversità? la mia personale opinione? questo paese è allo sfascio. o fosse è uno sfascio senza la prima esse. è il paese del pensiero unico.
come reagisci alle critiche negative?
come tutti. se sono argomentate le trovo anche stimolanti. se sono gratuite o offensive mi arrabbio parecchio. non sopporto né la stupidità, né la cattiveria.
ma in genere le critiche mi lasciano abbastanza indifferente. io non sono come certi sceneggiatori professionisti che cercano di creare un successo editoriale a tavolino, rivolgendosi a un pubblico preciso cercando di conquistarlo… so che le cose che faccio possono anche non piacere e lo do per scontato.
hai amici fumettisti?
tanti. con alcuni ho un rapporto di dipendenza periodica. personalità straordinarie. e poi mi piacciono i ventenni. nella maggior parte dei casi fanno cose bislacche, hanno le idee confuse e poca capacità, per il momento, di metterle insieme. ma mi interessa seguirli, dargli una mano. cercare di ascoltarli. perché hai messo su un blog?
in aprile mia madre ha iniziato a morire. sono stati mesi lunghissimi, fatti di solitudini strazianti. contemporaneamente lavoravo su pinocchio e… è stato… enorme. ecco, un periodo fatto di tutte le cose che la vita possa contenere… tutte insieme, in una volta sola. il blog era una piccola finestra sul mondo esterno, dove le cose accadono una per volta. ne avevo bisogno. comunicare con estranei era più facile che farlo con gli amici. era un non-luogo dove potersi aprire ad altre cose. e poi ho continuato a portarlo avanti…
il blog è una finestra aperta sulla mia scrivania. se vuoi venire a vedere quello che faccio… è più o meno sempre aperta. e mi scuso, qui, per tutte le volte che ho risposto male ai lettori… scusatemi. ma a volte sono intrattabile…
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