quindi cas’hai intenzione di fare?
le stesse cose che faccio da quando ho cinque anni. fatta eccezione per la sessualità, la mia vita non è cambiata molto da allora. disegno tutto il giorno e sviluppo idee. l’approccio è lo stesso di sempre… la maggior parte delle cose che mi propone il mondo non m’interessano. quindi cerco di creare qualcosa che mi piaccia davvero. qualcosa che piaccia a me. perché anch’io sono parte del mondo.
i mediocri sono i passivi, i “consumatori”, quelli che non sanno crearsi cose… ma solo scegliere fra cose già esistenti. e tutti siamo un po’ mediocri in questo senso… siamo tutti poco propositivi.
quindi… hai un approccio egoistico verso quello che fai, non pensi che poi arriverà ad altre persone?
assolutamente egoistico. penso solo alle mie necessità e a soddisfare il mio ego. tutti gli artisti che amo o che ho amato non pensavano a me in quanto possibile fruitore delle loro opere. sono io che mi sono avvicinato a loro. non loro a me. devi essere onesto con te stesso per fare in modo che quell’onestà, poi, arrivi anche agli altri. se ti preoccupi troppo degli altri, delle loro aspettative, delle loro esigenze… finisci per perderti e la tua sensibilità viene bloccata dai compromessi… dai ripensamenti, dal buongusto, e da cazzate compatibili.
in pinocchio hai pensato ai ragazzini, però.
ho pensato ai ragazzini dopo averlo letto… una volta finito. ho pensato che sarebbe stata una lettura adatta a loro. è un pensiero a posteriori, il mio. collodi si riferiva a loro e io ribaltando la sua storia non ribaltavo anche l’età dei suoi lettori di riferimento… non potevo trasformarli in lettori adulti. i contenuti sono quelli… è una storia scritta con collodi, la mia, scritta insieme a lui. non è tutta farina del mio sacco. ma la morale della mia storia è: resistere! e sta a cuore anche a me. non è un caso che abbia dedicato quel libro anche a me stesso.
cos’è il girasole asimmetrico che compare nella dedica?
chi è, semmai. è una persona. uneven sunbeam. una persona che è stata molto impotante nella mia vita… e che in parte mi ha ispirato questa storia.
ho visto i tuoi fotofumetti su garbagelive.blogspot.com, cosa sono?
non lo so. (risate) mi sono sempre interessato all’arte contemporanea. non ho una grande cultura fumettistica. per me il fumetto è arte sequenziale. punto. ma dove sta scritto che debba mettere in sequenza solo dei disegni, per raccontare una storia? un’immagine può essere realizzata con qualsiasi mezzo. la fotografia è uno di questi. ho un approccio molto ingenuo verso il mezzo fumetto. certe regole che per un fumettista professionista sono sacre, per me… non contano niente.
che differenza c’è fra un fotofumetto e un fotoromanzo?
forse nessuna. non ho mai letto un fotoromanzo per intero, in vita mia… quindi non so cosa siano davvero e questo non è sufficiente per farmi dire che anch’io faccio fotoromanzi. ma forse la differenza sta nell’approccio. nei temi. e nell’attenzione per l’immagine. i lavori che hai visto su garbage live per la maggior parte sono esperimenti idioti, esercizi divertenti che mi sono serviti per capire delle cose… in quel caso si può davvero parlare d’intrattenimento fine a se stesso. le tematiche non erano importanti. m’interessava studiare dei possibili linguaggi base di un mezzo per me nuovo.
hai intenzione di realizzarne uno e di proporlo ad un editore?
sì. ho già lo storyboard pronto. devo solo trovare il tempo.
di cosa parla?
di una studentessa dell’accademia di belle arti che si interroga sui formati dell’arte. una storia che smonta l’idea della trascendenza dell’arte, che ancora alcune persone hanno. se l’opera d’arte ha sempre una cornice, un limite e un formato per renderla fruibile… non può trascendere la natura finita dei prodotti umani. un centometrista può battere un record di qualche centesimo di secondo… non percorrere cento metri in un secondo. i limiti umani vanno riconosciuti. stessa cosa per l’arte, per quanto un artista sia raffinato e sensibile il suo prodotto rimane comunque nei limiti umani.
i geni esistono.
quando superi un limite umano allarghi la scala dei valori. delle possibilità. niente a che vedere con il concetto di superuomo o di santità.
ti piacciono le pittrici.
sono creature straordinarie. vedi, ho sempre pensato che ci fossero più uomini nella storia dell’arte che donne non per una ragione solamente culturale… non ho mai pensato che le donne abbiano prodotto poco nell’arte per una questione di sola mancata emancipazione o cosa. la donna, a differenza dell’uomo, può creare davvero. può creare la vita. gli uomini soffrono di una frustrazione assoluta e vedono nell’arte il loro riscatto. e così si parla della ‘gestazione’ di un quadro, del ‘parto’ di un’artista, del ‘concepimento’ di un’opera… tutti termini presi in prestito dalle fasi di una gravidanza (risate). il fatto è che l’arte nasce dall’esigenza maschile di sopperire ad un’impossibilità biologica che poi è un’impossibilità esistenziale. un limite assoluto e universale. si crea arte perché ci è preclusa la possibilità di creare la vita. è l’arte che imita la vita… e non viceversa. quindi è ovvio che nell’uomo il richiamo dell’arte sia sentito più fortemente che nella donna. ma quando una donna sente quel richiamo… diomio. quello è un essere magnifico che non si accontenta di creare l’universo umano, no. non gli basta. ne vuole ancora. vuole ancora circondarsi di altri suoi frutti. davanti ad un artista si è sempre davanti a un caso umano. davanti ad un artista di sesso femminile, invece… si è di fronte a una dea irrequieta e meravigliosa.
sono commossa…
non devi. davvero. sei una giornalista, non un’artista. (risate)
è buffo. ti definisci un artista e hai un’idea così… bassa… dell’arte.
no. non è vero. l’arte è una cosa immensa e complicata. dico solo che un artista non è un semidio. è un essere umano che cerca di espandere i confini della sua sensibilità.
quanto ti prendi sul serio?
tanto. del resto, la mia unica certezza, è il mio corpo che vive. detta così fa ridere, ma se vuoi mi spiego meglio… quanti anni hai?
superata la trentina.
bene, siamo coetanei. ora… io non ho una visione metafisica dell’esistenza. per me la vita è davvero una casualità ambientale... non credo in dio. da questo punto di vista non credo in niente che non sia la vita stessa. superare la trentina significa avere un’aspettativa di vita di altri quaranta… cinquant’anni. e poi? carne per i vermi. ma come faccio a non prendere sul serio la mia vita? è l’unica cosa che ho. ed è una corsa contro il tempo. è strano anche dire che stiamo ‘vivendo’ perché non è vero… noi stiamo ‘morendo’, visto che ogni giorno che passa ci approssima alla morte. e l’uomo, a differenza di un batterio, non può permettersi di vivere e basta… perché un essere umano ha la possibilità di esistere. questa possibilità, per me… è un dovere. esistere è un impegno serio e continuo.
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