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MORBIDO TAGLIENTE / PUNGENTE MORBIDO Pagina 2/2  
 
 

 

c’erano delle macchie scure tutte intorno.
e al centro qualcosa di meraviglioso che sentivo di dover estrarre e poi osservare.
più o meno la sensazione è questa, ogni volta che capisco che sta per venirmi fuori una storia da raccontare.
ma all’inizio non puoi metterti lì e capire cos’è. cosa c’è al centro di quella nebulosa scura. non puoi disegnarlo… se non disegni prima la nebulosa stessa.
e allora cominci a fare cose con una penna, perché quello che fai non è neanche un’idea. è un po’ come i disegnini geometrici che faccio quando ricevo una chiamata al telefono di casa. traduco le parole della conversazione in segni. la mano apparentemente segue solo quei suoni e non il loro significato. ho rubriche piene di scarabocchi. scarabocchi magici, che a riguardarli ti torna in mente ogni frase della telefonata.

associo il suono della parola burattino al suono della parola burro. morbido. e e a quello della parola pattino. il pattino che scivola e incide il ghiaccio. tagliente. disegnavo cerchi morbidi che finivano per avere un angolo tagliente su una parte.
e quella, a mia insaputa, sarebbe stata la forma geometrica che avrebbe caratterizzato l’aspetto dei burattini che avrebbero popolato la mia storia. personaggi morbidotaglienti. degli ossimori deambulanti e parlanti. e soprattutto bugiardi. ma niente di quello che stavo facendo era interessante, del resto si trattava ancora della rappresentazione della nebulosa che sta intorno all’idea.

le prime cose vennero un po’ così.
ho disegnato per mesi burattini morbidotaglienti. in autobus, in treno. ovunque ne avessi la possibilità. al cinema durante la pausa fra i due tempi.

e pinocchio doveva essere diverso… perché si trattava di un essere umano. opposto rispetto ai burattini. ma come si fa ribaltare un ossimoro? brutto-bello diventa bello-brutto.
e infatti… a quel punto ero fregato. perché pin era l'albero del pino, che non ha foglie ma aghi pungenti… e occhio era rotondo e morbido. la figura geometrica più o meno era sempre la stessa. pungentemorbida. e quindi un cerchio con un ago di pino. che poi, che strano, non è altro che la forma classica della testa di pinocchio. mm…
morbidotagliente. pungentemorbido. e sia.
ma il mio “pinocchio al contrario” non diceva bugie. quindi non avrebbe mai avuto un naso lungo, un ago di pino da far spuntare da quel cerchio che era la sua testa.
ma se era davvero al contrario… magari quel naso gli si sarebbe allungato nel dire la verità. giusto. giustissimo.
nebulosa. sempre lei.

e poi ho disegnato tanto. tantissimo, e le cose hanno cominciato a venire fuori.

 

DALTONICO
 

 

adoro le monocromie perché una volta azzeccata la tinta giusta non devo più pensare al colore ma solo ai chiaroscuri. allo stesso tempo anche in questi casi rischio di fare confusione.
non sono uno di quelli che scambiano il rosso col verde… ma se un verde è molto “caldo” e contiene una grande quantità del suo complementare, cioè di rosso… allora un bosco o un prato possono apparirmi come in un incubo. adoro i marroni ma ho l’armadio pieno di abiti verdi. mi piace il blu di prussia… ma capita di scambiarlo col viola e conseguentemente di dipingere cieli surreali.
per un periodo della mia vita mi sono fatto molti problemi per questo…. non vedere il colore per me, era come per un musicista essere sordo. e quindi passavo il tempo a chiedere agli amici “questo è un verde caldo o un verde freddo?”, “questo è nero o indaco?”. ero un ragazzino, e nel mostrare a mio padre un pennello imbevuto di magenta chiaro, gli chiesi se avessi creato un grigio o un rosa… e lui mi rispose: tu non sei daltonico… non conosci i nomi dei colori, che è cosa diversa. (!) e per un po’ ho creduto che avesse ragione. la cosa aveva anche i suoi lati divertenti, perché ero l’unico ad avere un gatto verde menta e un’amica con gli occhi rosso cremisi.
poi sono arrivati i sedici anni e l’lsd. e lì mi è apparso evidente che i colori… sono un rompicapo. se è vero che i miei compagni di sperimentazione psichedelica dicevano che l’erba era arancione e il cielo verde… io finalmente ero una persona normale che vedeva le coccinelle rosse e il mio gatto banalmente marrone. e poi mi sono arreso. e adesso coloro le cose così come mi vengono, facendo accostamenti un po’ azzardati ma forse interessanti. del resto non saprò mai come diavolo saranno percepiti i miei miscugli cromatici dalle persone normali.
parlo di questo semplicemente perché nella colorazione delle tavole di pinocchio avrò certo fatto degli errori… ma so anche che i daltonici, invece, li apprezzeranno parecchio.

 

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